Pubblicato in: PENSIERI E RIFLESSIONI

C’era una volta Esselunga …

 

Era un caldo pomeriggio di inizio agosto quando fui contattata in urgenza dalla Direzione del Personale di Esselunga. Lavorare per un’azienda così prestigiosa era considerata allora una fortuna inestimabile! Il direttore del personale organizzò nel giro di due giorni un secondo colloquio con il Dottor Giuseppe Caprotti e, all’inizio di settembre, entrai negli uffici di Limito con il mio tailleur nero stirato di fresco, tronfia di orgoglio per essere riuscita ad ottenere il posto come sua segretaria.

Feci sette settimane di affiancamento in cui mi fecero visitare ogni singolo reparto di produzione e di distribuzione, nonché gli uffici acquisti per ogni cluster di prodotto. Dovevo conoscere in dettaglio quella portentosa macchina da guerra, in cui funzionava tutto con la precisione di un orologio ben sincronizzato. Un prodigio di ordine, disciplina e organizzazione.

C’erano 170 negozi allora, il Dottor Giuseppe era cresciuto in azienda e sarebbe diventato di lì a poco l’amministratore delegato. Per darvi un esempio pratico, è stato lui che ha creato la campagna famosa di Esselunga, la Fidaty, il Bio, il Naturama, la spesa online e molto altro. Le catene di supermercati straniere venivano in visita per cercare di carpire i segreti di questo gioiello della distribuzione.

Ma il segreto vero erano loro: Bernardo e Giuseppe Caprotti. Il primo si occupava allora dello sviluppo immobiliare e dei negozi, mentre Giuseppe dello sviluppo del business. Erano diversi, molto diversi caratterialmente ma li accomunava lo stesso amore per Esselunga: che curavano e gestivano con la medesima passione di chi nella vita fa esattamente ciò che è stato destinato a fare!

C’erano molte incomprensioni, anche allora. Il passaggio generazionale non era facile ed era reso ancora più difficile da chi soffiava sul fuoco. Quando diedi le dimissioni, lui ne fu dispiaciuto ma non cercò di fermarmi. Mi disse che ci sarebbero stati altri cambiamenti e non se la sentiva di trattenermi lì. Qualche mese più tardi, delle auto nere vennero a prendersi i manager brillanti che avevo avuto l’onore di conoscere e di vedere lavorare in quei tre anni. La proprietà senior e i suoi fedeli avevano organizzato un vero colpo di stato danneggiando ingiustamente la reputazione del Dottor Giuseppe. E di una cosa sono sempre stata certa: lui non meritava un trattamento del genere! Soprattutto perché era davvero un ottimo manager, dotato di una grande capacità di visione strategica, pragmatico, efficace, abile nello scegliere i collaboratori migliori e con una conoscenza approfondita del proprio mestiere e del settore.

Lui m’insegnò cosa voleva dire avere a che fare con la proprietà di un gruppo di quindicimila dipendenti. Conoscevo la loro fortuna e sfortuna, i problemi e le incertezze ma le tenni per me, onorando l’esigenza di confidenzialità che da sempre li aveva contraddistinti.

L’ultimo giorno, salutai i colleghi e fui chiamata dal Dottor Bernardo in persona, che in quegli anni avevo incontrato poche volte. Mi convocò nel suo ufficio soltanto per salutarmi, raccontandomi qualche aneddoto come solo lui sapeva fare. Lo considerai un onore e un privilegio senza pari.

Oggi, dopo tredici anni, assisto attonita e colma di tristezza agli eventi degli ultimi giorni.

Sono infinitamente dispiaciuta per Giuseppe, che stimo e ammiro. E non sono solo dispiaciuta per il suo lutto, che so per certo sia stato un duro colpo di per sé, ma sono soprattutto dispiaciuta per quanto successo dopo con il testamento. Come sia stato possibile non posso saperlo ma so che Giuseppe meritava più rispetto. Lui è cresciuto, ha studiato e ha lavorato instancabilmente per poter ricoprire quel ruolo che gli spettava di diritto, non per nascita ma per competenza e per tutti i successi che ha raggiunto in tutti quegli anni.

E ci tengo molto a precisare che, dalla sua dipartita, Esselunga non è diventata un’azienda migliore di allora. Anzi si è fossilizzata nel suo clientelismo datato e senza sbocchi. Molti sono andati via per questo. E se i supermercati sono quello che sono oggi, che trovate tutte le settimane andando a fare la spesa, è grazie a lui e a tutto ciò che ha contribuito a creare.

Scrivo quest’articolo stasera perché non voglio più sentire commenti negativi e inappropriati. Chi non sa, chi non c’è stato e non ha toccato con mano, prima di giudicare deve ascoltare la voce di tutti quelli che invece hanno creduto in lui e che ci credono ancora.

Forza Dottore! Siamo tanti e siamo tutti dalla tua parte!

 

johnlemon-1

Nel caso aveste voglia di saperne di più: http://www.giuseppecaprotti.it/storia-di-esselunga-2/

 

 

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5 pensieri riguardo “C’era una volta Esselunga …

  1. mi piace chi parla non per sentito dire e per fare la ciana (cosa che in questi giorni in rete sta accadendo a dismisura)….
    Mi piace il tono con cui scrivi di te a lavoro e mi piace che non ci sia ombra di attacco al Padre ma solo riflessioni pacate che esternano emozioni.
    Bella scrittura e ciò che scrivi fa onore, prima che a Giuseppe, a te.

  2. Molto bello e condivido pienamente quanto hai scritto, mi permetto anch’io esprimere tutta la mia stima verso il Dott. Giuseppe Caprotti. Ormai sono passati un po’ di anni dalla mia esperienza Esselunga, sono stata tra le prime pioniere promoter della Fidaty Card, ho girato molti negozi per portare a conoscenza questa nuovissima idea presso i clienti, un team bellissimo e di pieno sostegno a tutte noi, in un ruolo un po’ nuovo che richiedeva competenza e a volte tanta pazienza per trasmettere le informazioni ai clienti, poi la mia esperienza si è spostata presso il centralino di Limito dove ho avuto modo di conoscere, seppure un po’ a distanza, la famiglia Caprotti e posso confermare le qualità non solo professionali ma anche personali del Dottor Giuseppe, il quale nonostante il suo ruolo e la sua posizione sociale si è sempre dimostrato rispettoso e attento nei confronti di tutti. Mi auguro possa presto ricevere il giusto riconoscimento che merita a piena titolo.

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