Pubblicato in: PENSIERI E RIFLESSIONI

Giorno X, la resa dei conti

Eccomi qui, sono in Germania parcheggiata in un ufficio ad acquario in attesa di una delle riunioni più importanti della mia carriera. Faccio finta di gestire qualche email, scambio qualche battuta con un’amica via mail e saluto sorridente i colleghi che un po’ alla volta mi stanno venendo a salutare. Qui sono tutti in un grande open space e c’è un silenzio quasi inquietante. Chi parla al telefono parla piano e gli altri non fiatano, stanno in silenzio. Da noi in Italia, la gente si urla da un ufficio all’altro e, nonostante abbiamo tutti uffici separati, si sente gente che parla al telefono, che ride al caffè e un brusio di fondo costante che si placa solo dopo le 17,30.

Me ne vado in bagno e noto i cartelli appiccicati sulla porta che segnalano di non sporcare. Questi cartelli sono in tutte le filiali di tutti i paesi che visito regolarmente. Evidentemente le persone che sporcano il water quando lo usano ci sono ovunque nel mondo. Stamattina, mentre il taxista antipatico mi accompagnava sbuffando perché la corsa era troppo breve, pensavo a ciò che vedo quando vado in Germania, in Francia, in Spagna e perfino in Sud America. Con un venti per cento di adattamento locale, i messaggi formulati in un paese funzionano anche negli altri. I nostri bisogni, le paure e le abitudini variano di tonalità o di gusto ma in sostanza sono sempre le stesse. Noi umani siamo tutti uguali. Sarà stata colpa della globalizzazione? Quando andavo all’università si parlava tantissimo di globalizzazione, della perdita delle tradizioni e culture locali in nome di una standardizzazione mondiale. Eppure oggi non ne parla più nessuno. Come tutti i grandi cambiamenti storici, dopo un po’ la nuova era diventa normalità e non interessa più un granchè. In fondo la tanto temuta globalizzazione ha avuto anche i suoi effetti positiviti. Per quanto mi riguarda sto riscoprendo un nuovo gusto al viaggio. Ormai sono quella che risolve i problemi in giro per il mondo e questo se devo essere sincera mi gratifica. Una parte di me ha bisogno di questa internazionalità. Forse perché da noi a casa c’è aria di tempesta, forse perché qui fuori trovo la voglia di fare, la tranquillità sul futuro che noi in questo periodo non abbiamo più.

Intanto sono le dieci manca un’ora all’appuntamento “x”. Alla presentazione della campagna pubblicitaria più importante degli ultimi dieci anni. Se oggi va tutto bene schizzerò in classifica alla velocità della luce. Mentre se va tutto male posso salutare il pubblico e ritirarmi. Razionalmente sono tranquilla perché il progetto è valido ma, sotto sotto, sono un po’ agitata. Stanotte ho sognato che alla riunione c’erano i partecipanti sbagliati, che l’agenzia non sapeva parlare inglese e aveva incasinato tutto e che il grande capo era un ubriacone completamente rimbambito. Ora che sono sveglia, ci ripenso e mi viene da ridere mentre mi giro e saluto un altro collega che sta arrivando …

 

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