Pubblicato in: PENSIERI E RIFLESSIONI

Presentazione del libro di Marco Gui

A luglio, con la Dani, siamo state alla presentazione di un libro. Ci siamo andate per due motivi: il primo era che volevo vedere la presentazione di un libro (così per il piacere di sognare! ;-)) il secondo che il libro in questione si intitola “A dieta dei Media” ed è stato scritto da Marco Gui, ricercatore in Sociologia dei Media all’università di Milano Bicocca e che, da anni, studia il modo in cui le persone usano i mezzi di comunicazione. (E come potevo perdermi un  un suo intervento a un chilometro da casa?!).

Il suo libro parte dalla premessa che la rivoluzione digitale, se da una parte sta offrendo enormi opportunità, dall’altra sta generando negli utenti delle forme particolari di disagio causate dal cattivo utilizzo. È dato, infatti,  che i nuovi media sono pervasivi: abbiamo la connessione permanente e viviamo in una condizione di “sovrabbondanza comunicativa permanente”, così la definisce. Siamo, cioè, permanentemente oggetto di ricezione di potenziali emissioni di informazioni. Il libro si intitola, “a dieta dei media” perché tale sovrabbondanza di informazioni viene paragonata alla sovrabbondanza di consumo di alimenti e ai conseguenti problemi di obesità.

Un americano medio con un lavoro davanti al pc rimane davanti agli schermi circa 11 ore al giorno. Le ricerche hanno inoltre dimostrato che lo schermo (l’immagine in movimento della tv e dei pc) creano dipendenza. Al momento di spegnere la televisione, ad esempio, c’è un calo dell’umore causato dal fatto che ci si accorge di aver perso più tempo di quanto si desideri in attività poco significative. E questo fenomeno si intensifica nel caso dei social network o della navigazione libera su internet. I nuovi media, inoltre, generano un continuo spostamento dell’attenzione da un focus all’altro. Mentre lavoriamo su qualcosa abbiamo messaggi da un’altra parte. La frammentarietà dell’uso del tempo, spezzetta la nostra attenzione generando anch’essa stress e disagio.

Gui, in conclusione, non punta il dito contro i nuovi media, anzi al contrario. Ma sottolinea l’esigenza di saper gestirne in modo consapevole l’utilizzo in termini di tempo, di selezione delle informazioni e di approfondimento degli argomenti, al fine di evitare di arrivare alla sovrabbonzanza di consumo che, come ogni esagerazione, porta le persone a manifestare disagio e non benessere.

Io il libro alla fine l’ho comprato perchè l’argomento mi interessa molto. Sempre più di vedono ricerche e statistiche che misurano il nostro livello di benessere in base all’utilizzo dei media digitali. Ma un social è un social e un blog è un blog. Bisogna lasciare che siano quello che sono e non devono sostituire la nostra vera vita là fuori.

 

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