Pubblicato in: PENSIERI E RIFLESSIONI

La crisi delle identità

Di solito mi astengo dal dare opinioni politiche, economiche o sociali su questo blog. La scelta è stata fin dall’inizio volontaria, perché la rete e la televisione sono già abbastanza ingombrate di gente che offre particolari scabrosi di una società alla deriva. Al contrario l’obiettivo che mi ha accompagnato in questi due anni di web era quello di raccontare particolari allegri, sogni e piccole emozioni nel tentativo di regalarci una piccola pausa di svago e relax, nelle lunghe e faticose giornate che ci si stringono intorno al collo come un grosso cappio minaccioso.

L’obiettivo primario non verrà meno perché continuo a credere caparbiamente che l’ottimismo sia la nostra salvezza! Ma ci sono molte riflessioni che mi frullano in testa e mi è venuta voglia di condividerle con voi, sperando di non urtare in alcun modo la sensibilità di nessuno. E se vorrete discuterne o raccontarmi la vostra esperienza ne sarò ben felice.

Mi riferisco in particolar modo a un grave problema che ci affligge: il lavoro! Ultimamente, ovunque mi giro, incontro e parlo con persone che annaspano. Il mondo in cinque anni è cambiato e anche noi siamo cambiati. Ce ne accorgiamo nelle piccole cose di tutti i giorni. Se ne accorge chi un lavoro non ce l’ha più, chi ha un amico o un parente in difficoltà, chi il lavoro ce l’ha ma non è sicuro che lo avrà anche in futuro.

Io me lo ricordo com’ero qualche anno fa. Mi sentivo delusa per il mancato riconoscimento del mio valore, per non aver ricevuto abbastanza premi, per non essere sufficientemente motivata o gratifica dall’azienda. Il trattamento estetico in più era un modo per coccolarmi e se il conto andava in rosso non ero preoccupata perché il mese dopo lo stipendio avrebbe sistemato tutto. Non ho mai pensato al futuro. Se un lavoro non mi piaceva, lo cambiavo. Se una cosa non mi andava, la buttavo. Se volevo qualcosa che non mi potevo permettere, la pagavo a rate. In quanti eravamo così?

Oggi è tutto cambiato. Nessuno di noi lavora più per la motivazione. Le imprese non hanno più bisogno di manager motivati e positivi ma solo di tagliare costi. Le grandi strategie si sono trasformate in operatività e lavoro duro. La sicurezza è diventata perenne instabilità. Le riorganizzazioni sono all’ordine del giorno. Non passa settimana senza che sento di qualcuno che sta subendo un ridimensionamento, una contestazione o una ristrutturazione. Lavorare non è più un mezzo per realizzarsi e per affermare la propria identità ma è ritornato a essere solo un mezzo di sussistenza. Esattamente come accadeva ai nostri genitori, quando emigravano all’estero anni fa.

Oggi non ci dobbiamo chiedere se quello che facciamo ci piace. Oggi dobbiamo cercare la soluzione più sopportabile per portare a casa uno stipendio!

Chi mi segue dal 2011 sa perfettamente questo passaggio cos’ha significato per me che al mio lavoro avevo dedicato tutta la vita. È stato un percorso in cui ho dovuto ricostruire me stessa su nuove basi e nuove idee.

Il lavoro è l’attività che portiamo avanti per quasi dieci ore al giorno e che fa parte della nostra identità e della percezione che abbiamo di noi stessi. Perdere il lavoro, o perdere il valore nel proprio lavoro, significa dover ricostruire le fondamenta sulle quali si basa la nostra percezione della posizione che abbiamo nel mondo e nella società.

Questa è la crisi che vedo intorno a me tutti i giorni. Persone che hanno bisogno di ripartire da zero e hanno paura perché si sentono destabilizzate, smarrite e timorose.

La società e il mondo del lavoro è cambiato. Ormai ognuno di noi deve fare i propri calcoli per la sopravvivenza e cercare altrove la propria realizzazione personale.  Nella creatività, nella famiglia, nei propri valori. Oggi più di ieri è importante che riusciamo a ritornare a ciò che è importante, alle persone che amiamo, a noi stessi. Dobbiamo imparare a riconoscere il nostro valore anche se non ci viene riconosciuto all’esterno. Dobbiamo essere forti,  lottare e non arrenderci. Perché le crisi portano cambiamento, ma il cambiamento nel tempo può apportare nuovi valori e nuove situazioni. E non è detto che queste nuove situazioni siano negative.

 

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