Pubblicato in: PENSIERI E RIFLESSIONI

Il prof. delle superiori

È sabato mattina e passeggio guardando le vetrine in centro paese. Mi giro e vedo da lontano il mio professore delle superiori. Quello che te lo ricordi per tutta la vita perché dall’alto della sua severità è stato l’unico che ti ha davvero insegnato qualcosa. Mi avvicino per salutarlo. L’ultima volta che ho pensato a lui è stata un’alba di cinque anni fa, mentre lavoravo alla stesura della tesi: “Buongiorno professore si ricorda di me?”

Ci scambiamo i convenevoli entrambi sorridenti. Gli racconto cosa ho fatto della mia vita, lui mi racconta dei suoi sette nipoti. Parliamo di libri, studi e lavoro. Poi gli dico finalmente quello che gli devo dire: “Professore, i suoi insegnamenti mi sono stati molto utili. Dopo vent’anni questo glielo posso dire con certezza e volevo ringraziarla!” Lui sorride contento e un po’ imbarazzato: “Grazie che bel complimento.”

“Beh se lo merita ed è giusto così.” untitled

Ci sorridiamo chiacchieriamo ancora qualche minuto e prima di salutarmi mi dice: “Mi ricordo di come trattavi quel povero ragazzo M.!”

Rimango un attimo attonita. “Scusi professore ma nemmeno me lo ricordo M.”

“Si si sul pullman, lo trattavi malissimo … sai io con la mia mentalità vecchio stampo, ero rimasto molto impressionato …”

Lascio cadere la cosa e ci salutiamo, mentre gli prometto di mandargli una copia del mio prossimo libro per avere una sua opinione.

Più tardi, mi sforzo di ricordarmi di M. e d’un tratto la rivelazione. Mi si scopre un velo in cui mi ricordo improvvisamente chi ero alle scuole superiori. M. era semplicemente un mio compagno di classe, un po’ sfigato e insicuro che non mancavo di insultare ogni volta che apriva la bocca. Prepotente, pungente e sempre in prima linea pronta a dire la mia anche se non mi veniva richiesto. Facevo la rappresentante di classe, m’immischiavo in tutto quanto accadeva a scuola ed ero estremamente sicura di me. Ebbene sì! Ero così e me lo ero scordato!

Oggi, sempre attenta a non offendere, ad essere diplomatica e a fare le scelte più consone per non danneggiare nessuno, questo ricordo mi la sorpreso.  E allora mi sono soffermata a pensare quanto di quella ragazza sempre pronta alla battuta e alla battaglia è rimasto in me e a come, gli anni che passano, le esperienze e le delusioni possono plasmarci. Ho cercato di ricordare  quello che pensavo di diventare allora, quando i miei pantaloni strappati e la cresta volevano gridare al mondo che ero diversa dal gregge! Quando avevo degli ideali e detestavo le ingiustizie mentre oggi le ingiustizie le ingoio a bocconi amari e piego la testa in nome di un dovere più alto. Ho imparato che al mondo non c’è giustizia, si può solo fare del proprio meglio. Ho imparato che essere onesti è contro-producente e che quando lo sei per natura  devi accettarne le conseguenze.

Oggi, mi ritrovo a cercare di ritrovare un po’ di quella ragazza impulsiva e piena di ideali che ero, perché vorrei che la mia vita assomigli anche solo un po’ alla mia parte più profonda.

Volevo incontrare il mio professore per dirgli che ero riuscita a fare qualcosa della mia vita. Invece,  la vera ragione per cui era utile incontrarlo, era per ricordarmi una parte di me che avevo perso strada facendo!

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