Pubblicato in: BENESSERE E RELAX

L’efficacia di una conferenza

L’altro giorno, io e Sandra, abbiamo assistito a una conferenza che raggruppava l’intera lista delle cose da non fare quando si parla in pubblico!

Siamo finite al ristorante Vegetariano attirate da un volantino che proponeva un aperitivo vegano. Ci sembrava buona l’idea di sgranocchiare carote crude mentre chiacchieravamo in un bel giardino verdeggiante. Non avevamo fatto attenzione alla postilla che diceva: “il dott. tal dei tali parlerà dell’alimentazione”, pensando semplicemente che due consigli su come mangiare sano, fra una tazza di te e un succo di frutta, sarebbero stati utili e divertenti.

Arriviamo al locale e ad accoglierci c’è tutt’altro scenario. Il proprietario ci sospinge verso una cupa saletta al chiuso, con una ventina di sedie in legno disposte davanti a un proiettore, mentre un tizio ossuto, con gli occhiali e l’aria agitata aspettava di cominciare.

“Scusi ma preferiremmo sederci fuori se non le spiace.” Gli dico inorridita all’idea di passare del tempo nella saletta bollente e cercando, sui tavoli posti in giardino, le carotine e le verdure allestite per l’aperitivo.

Non vedendo cibo da nessuna parte gli chiedo stupita: “Dove si fa l’aperitivo?”

“Solo se guardate la conferenza, dopo avrete diritto all’aperitivo vegano, altrimenti no.”

Ci arrendiamo e decidiamo di sederci . Il tizio comincia raccontandoci la sua lacrimevole storia personale, costellata di tragedie e dolori che ha risolto semplicemente  smettendo di mangiare alimenti di origine animale.

“Non è un po’ semplicistico?” sussurro a Sandra  che rilegge il foglietto dell’invito cercando di capire dov’era scritto che il cibo arrivava solo alla fine.

“Beh dai, così scopriamo cosa mangiano …” mi dice facendo posto a una signora che si siede accanto a noi, con lo stesso nostro sguardo vacuo di chi è stato obbligato a partecipare.

Il tizio dopo venti minuti di fatti suoi, ci annuncia che ora ci spiegherà come mai ha avuto tutti questi effetti benefici. Apre la sua presentazione power point e ci cconservare_frutta_verdura_antisprecohiede l’origine dell’homo sapiens.

“Alla faccia la prende alla lontana …” dice Sandra scoppiando a ridere. Il tizio la fulmina con lo sguardo mentre racconta per mezzora del fatto che discendiamo dalle scimmie e il nostro apparato digerente assomiglia più ai vegetariani che ai carnivori. Nel frattempo, io scopro che il soffitto ha un disegno in tridimensione che da  un effetto di profondità e lo fa sembrare a cupola. Do un colpetto a Sandra e le indico il soffitto. Dopo qualche minuto, inebetite a guardare le onde del disegno, ci accorgiamo che la storia dell’homo sapiens è finalmente terminata. Guardo l’ora, sono già le otto meno un quarto e mi sta venendo fame.

“Secondo te manca tanto?” dico a Sandra a bassa voce mentre la signora di fianco dice fra sè sospirando: “Che buona la carne!”.

“Spero di no.” Mi risponde lei guardando la signora mentre il relatore ci racconta i danni al cerello causati dagli alimenti di origine animale. Al centro dell’immagine del cervello proiettata sulla parete c’è un riquadro rosso che rappresenta il “talamo”.

“Vedi, nel mio talamo ci sono le melanzane alla parmigiana di mia madre!” Mi dice Sandra facendomi sbuffare dal ridere. Mi nascondo il viso con la mano e le do un calcio, imbarazzata dallo sguardo incattivito del povero relatore.

Quando comincia a sviscerare nel minimo dettaglio le malattie possibili per ogni singolo organo comincio ad avere un formicolio lungo le gambe.  “Ma quando ci dice cosa dobbiamo mangiare?” mi chiede Sandra mentre guardo l’ora: le otto e venti.

All’altezza dell’intestino tenue, dopo prolungati attimi di disquisizioni sulle afti, la puzza dei piedi, la gastrite, le ulcere e la diverticolite mi alzo di scatto e vado dritta dal proprietario del locale: “A che ora finisce?’”

“Beh, dipende. Se il pubblico reagisce bene continuiamo a oltranza.”

Mi giro e faccio un cenno con la testa a Sandra indicando l’uscita. Con un guizzo lei mi segue, affamata e assetata. “Non ce la posso fare a sentire tutti i dettagli sulle malattie .. che schifo.”

“Senti ce lo guardiamo su internet cosa mangiano i vegani. Ora ho troppa fame!”

Qualche ora pi tardi, dopo esserci saziate di chiacchiere, patatine e alcolici, torniamo a riprendere la macchina nel parcheggio del ristorante proprio nel momento in cui gli altri malcapitati ospiti stanno uscendo, provati e depressi, dalla conferenza. A quel punto, non ho potuto fare a meno di fare qualche riflessione su come una buona iniziativa possa trasfomarsi in un disastro.

Esistono molti modi per far percepire alle persone qualcosa di bello, così come ne esistono altrettanti per demotivarle totalmente all’ascolto. Anche se non si è dei professionisti della comunicazione, nel momento in cui si decide di tenere delle conferenze sul benessere, o si possiedono naturali doti di empatia e carisma, oppure è necessario conoscere alcune semplici regole di base (esistono dei corsi molto belli che aiutano in tal senso):

– Dopo i primi venti minuti l’attenzione della platea cala, pertanto in quel primo lasso di tempo bisogna fare in modo di catturare l’attenzione a livello emozionale e relazionale.

– Se l’obiettivo è portare l’interlocutore a nuovi approcci al benessere, non si può partire da accezioni negative. I pericoli, le malattie e le tragedie attivano i meccanismi di difesa del cervello provocando una naturale chiusura alle novità.

– Se proclami un aperitivo, aperitivo sia! A pancia piena la gente è più ben disposta ad ascoltare.

Peccato, perchè l’idea era buona!

Autore:

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7 pensieri riguardo “L’efficacia di una conferenza

    1. Sì guarda era terribile … alla fine cominciavo ad accusare i sintomi!!! 🙂
      Peccato perchè se parlava di ricette alternative lo avrei ascoltato volentieri!! Vabeh, almeno ci siamo fatte due risate!! …

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